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Marcello Filotei - Arsenio
14.00EUR
Brandelli di valzer, frammenti di danza, schegge di passato, affidati per di più al cupo timbro del quartetto di clarinetti. Così si apre Requiem per Jessica, del 2001. Le frazioni di temi diventano poi discorso musicale, sviluppo (come si sarebbe detto una volta). Una progressione che non aggiunge nuovi materiali ma che dilata gli esistenti. I suoni brevi diventano lunghi, le suggestioni tesi. E se ancora una volta si volesse ricorrere a termini extra musicali, si potrebbe ben dire che i ricordi di una vita qui si trasformano in meditazione su ciò che è stato, che è, e -perché no?- che sarà.
Metamorfosi (2004) è un’opera seriale da camera. Il procedimento di serializzazione è però libero e piegato al discorso musicale (un po’ alla Dallapiccola). L’intervento dell’elettronica dal vivo impoverisce i suoni con procedimento di granulazione e li rende a tratti una vera e propria immagine di se stessi. Da questi frammenti (di specchio) nasce a poco a poco, come un fantasma, la voce umana che declama i versi di Montale: “Avevamo concordato un fischio di riconoscimento per l’aldilà,/lo modulo nella speranza che siamo tutti morti”. Peccato non poter rivivere sul disco la sensazione immersiva della quadrifonia dal vivo, quando il pubblico stesso diventa tramite fra reale e virtuale.
Il mondo, la sua immagine e la relazione tra questi. E’ Il sogno di Arsenio (2000), su testo di Paolo Gigante. Questa pièce teatrale fra melologo e melodramma ci racconta il gioco dell’essere e non essere di ciascuno di noi, espressi e confusi nelle voci recitanti e nel canto. Il cuore del brano è nelle tre ballate, dedicate ad amore, odio e tempo. La musica procede come se anch’essa fosse allo specchio, con rimandi e frammenti, tensioni e distensioni che esaltano il testo.
Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz. Ci insegnava Luigi Nono nel 1966. E anche cosa a Canudos, ricorda Filotei nel 2005. Tanto per riprendere il filo della memoria collettiva. Il nome, che ai più non dirà molto, è dato dalla città che diede i natali ad un movimento fondato da Antonio Conselheiro nel Nordest del Brasile attorno al 1870 e soffocato nel sangue nel 1897. Ricorda anche cosa ti hanno fatto a Canudos è perciò un balletto per non dimenticare i mostri creati dall’uomo stesso. Tra i suoni sintetici che avvolgono da subito l’ascoltatore si fanno strada frammenti di capoeira, di passi lenti come di condannati a morte. I suoni arrivano a flussi e si perdono proprio mentre sembrano potersi evolvere. L’intento non sembra essere quello di descrivere musicalmente l’evento ma piuttosto di tirar fuori dal nostro intimo i tanti Canudos che ammorbano il nostro dna: la concreta localizzazione brasiliana (come appunto nelle citazioni di capoeira) è talmente reale da penetrare nella memoria collettiva dell’essere umano.
Gravi-Riflessioni (2005) è un brano stravinskiano non soltanto per l’organico. Qui, come in Stravinskij, la musica spiega se stessa. E i rimandi sonori, come azioni in teatro, diventano parte di chi ascolta: da riflessi a riflessioni, appunto. L’andamento di ninna nanna e il clima notturno si trasfigurano e ci conducono in un mondo onirico, fusione di sogno e realtà.
Un algoritmo gestisce oggi il nostro sapere. Come quello di Google, cui ci rivolgiamo per chiedere lumi su qualsiasi argomento. Filotei qui affida ad un automa musicale, ovvero ad un software, ovvero alla matematica, il verso di Giovanni Giudici “Non cerco la tragedia ma ne subisco la vocazione” (che ascoltiamo anche nel corso del brano). Il compositore appare così doppiamente iconoclasta: affidando la poesia ad un computer e nel contempo assurgendo il calcolatore a creatore d’arte. La versione di Automa I (2005) che ascoltiamo è per clarinetto ma il cuore pulsante è artificiale, creato in laboratorio. Perciò il pezzo è concepito per essere eseguito da qualsiasi strumento musicale.
Insomma, Marcello Filotei canta lo straniamento dell’uomo contemporaneo. Di tutti noi che siamo sempre allo specchio e non sappiamo chi siamo, se esistiamo o se siamo solo un’immagine, se viviamo o siamo solo un ricordo. La vita e l’arte per lui sembrano intrecciarsi in un canone inverso.
Marco Di Battista
CREDITS
Recorded, Mixed and Mastered at VDM Studio - Rome
August 2007
Producer: Igor Fiorini
Photo: Fabio Fiorini
Graphic: Fabio Ventura
Piano tuner: Marc Maggio
Recorded by DPA microphone
Crane Song by David Hill preamplifier
TC Electronic processor
Yamaha piano
Da inserire:
15 disponibilità in magazzino
Prodotto inserito in catalogo martedì 28 ottobre, 2008.
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